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torta di riso di Mamma Ada

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Si possono ingannare le nuvole dense di pioggia  anche solo con una torta di RISO 🙂 improvvisandosi “mondine” per un giorno 🙂 ♣ ♣

Fuori quel tempo che impigrisce e costringe al letargo forzato; un blu misto grigio troppo minaccioso e tanto vento, per azzardare una passeggiata fuori  o una corsa. Divano e tisana non è il miglior modo per passare il sabato mattina, uno spreco di giornata quindi  non resta che il rifugio tra i fornelli e le teglie da imburrare e infornare! Ecco come abbiamo trascorso il sabato  io e Anna.

Io la solita tortina di mele con la farina di mandorle, lei invece si è cimentata in nuove esperienze dolciarie : la torta di riso!

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Ed ad ispirarla è stata la cena del precedente sabato sera. Chez Ferron, Ristorante alla Torre. Un ampio piazzale ingentilito da ulivi secolari e ad ospitare lei e Marc, la convivialità di un ambiente  accogliente e alla mano. Situato a  pochi passi dal centro del paese e dalla fiera, il Ristorante alla Torre propone deliziosi  risotti (Anna consiglia quello con pere e taleggio e quello all’amarone, il tutto annaffiato da un vino bianco  doc del nostro Garda, il Lugana Santa Cristina)  e sfiziosi dolci tra cui la rinomata torta di riso Di mamma Ada che ha lasciato senza parole per la  bontà fatta di semplici ingredienti amalgamati con arte e passione da chi del riso ne ha fatto quasi  la sua ragione di vita.

 

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torta di riso di mamma ada

 

Vi lascio il link : http://www.risoferron.com/gabriele-ferron/le-ricette-di-gabriele-ferron/torta-di-riso-di-mamma-ada~11.html

Invitandovi a fermarvi per una cena, se siete amanti del riso e della cucina nel rispetto delle tradizioni (vi ricordo che è anche riconosciuto DALL’AIC  ristorante  per  CELIACI ) partner_logo_id12

Per info e prenotazioni: Ristorante alla Torre Via Torre Scaligera, 9 37063 – Isola della Scala (VR) Tel: +39.045.6632224  latorre@risoferron.com

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foto mia

Anna ha rivisitato la ricetta della torta e gentilmente l’ha lasciata a me per condividerla con voi:

ingredienti: 200 gr di riso vialone nano, 300 gr di farina di riso, 1 lt di latte, 500 gr di zucchero, 100 gr di burro, vanillina, aroma di mandorla,  5 uova (tre intere due tuorli.)

procedimento:

Fate cuocere il riso nel latte per 20 minuti circa A cottura ultimata, aggiungete un cucchiaino di zucchero ed una noce di burro ed amalgamate bene. Fate raffreddare.

2) In una terrina amalgamate il burro morbido, 300 g di zucchero, la farina di riso ed una bustina di lievito insieme al aroma di mandorla. Montate  tre uova ed aggiungeteli al composto.

3) In un’altra terrina amalgamate due  tuorli con 200 g di zucchero e la vanillina. Unite il riso cotto, raffreddato.

4) Imburrate una teglia e cospargetela di farina. Versate la crema del punto 2 sul fondo e sui bordi della teglia, e versate poi il riso del punto 3 facendo emergere la crema.

Mettete in forno caldo per 100 minuti a 150°C.

Ne è risultata una torta bella corposa, nutriente e sostanziosa,  dove all’interno era ben visibile lo strato di crema di riso. Al palato la ruvidità dei chicchi di riso  gioca con la dolcezza dell’impasto più friabile e liscio.

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foto mia

Un dolce da tagliare a pezzi e portarne qualche trancio  l’indomani in ufficio per la merenda, serbandone una fetta per il  tè pomeridiano   accanto all’ear grey delle cinque e a delicate lettura d’arte.

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foto mia
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foto mia

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E a proposito di riso, per Verona Ferron è un’istituzione…Storica Riseria di famiglia il cui brand distribuisce in Italia e nel mondo il celebre Riso Nano Vialone Veronese I.G.P. e altre varietà , ottenendo dalla macinazione dei chicchi  pregiate farine di Riso e quindi grissini e crostini di Riso, pasta e dolci senza glutine.

E ben due ristoranti: la Pila Vecia e La Torre e tanta passione tramandata negli anni. Come si evince dal loro sito web , la storia della Famiglia Ferron affonda le sue radici nei tempi passati. La tradizione ricorda in particolare il bisavolo Luigi Zecchetto che, oltre a possedere la Pila Vecia, sovrintendeva anche ad altre pile della zona. Una sua figlia sposò Marcello Ferron, che continuò la professione del suocero e la trasmise al figlio Lionello e ai nipoti Gabriele e Maurizio, attuali conduttori. Non tutti sanno che nel lontano xvll sec. Le riserie venivano chiamate Pile e il Piloto era il suo conduttore. Depositario di sapere antico e profondo conoscitore della lavorazione del Riso, il Piloto era per la Pila l’equivalente del mugnaio per il mulino. Spesso ne ricavava all’interno della Pila stessa un angolo adibito a sua dimora personale dove mangiare e riposarsi. E la domenica si mangiava il famoso riso alla pilota con poco pomodoro soffritto e la carne aggiunta.

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Oggi nelle caffetterie del centro, a Verona, si usa accompagnare il caffè con il risino, un dolcetto monoporzione che ricalca quel che è la torta di riso.

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risino

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Doveroso per me è un breve accenno alla storia delle mondine, le donne (Ancora una volta beata sia  la forza delle donne… ) che nel dopoguerra con il loro faticoso lavoro hanno contribuito a rallegrare e riempire le nostre tavole di riso… 

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silvana mangano in riso amaro

“…Non esistevano sedie o tavoli, dove appoggiare la casseruola all’ora di pranzo e cena, ma, avuta la razione dalla cuciniera, le mondine si sedevano per terra, su di uno scalino o dovunque ci fosse un poco d’ombra . Con la casseruola in mano mangiavano quel riso, il più delle volte scotto. I servizi igienici erano una siepe o un cespuglio in mezzo ai campi e per lavarci c’era l’acqua dei canali. Nessuno osava allora ribellarsi o protestare per quel trattamento, perchè era talmente tanto il bisogno di quei soldi, erano talmente tanti i debiti da pagare, che la paura di perdere il posto di lavoro faceva accettare tutto.La sveglia era alle cinque del mattino e, precedute dalla “capa” e dal padrone, oppure dal fattore, le mondine andavano in risaia, disponendosi tutte il fila sull’argine. Al grido “Dòni, zò” (donne giù) entravano in acqua sprofondando nella melma a volte fino al polpaccio.
Le zanzare non davano pace e non erano da meno tutti gli insetti che si nascondevano nel riso. In queste condizioni le mondine, piegate in due, lavoravano fin alle nove; dopo, in dieci minuti di sosta, facevano colazione con una pagnotta, che si portavano in risaia in un sacchetto legato alla cintura dei pantaloni. di nuovo fino a mezzogiorno. Alle 14 si riattaccava e a quell’ora il lavoro era molto più pesante e faticoso. Infatti l’acqua, che nel frattempo si era riscaldata, emanava un nauseante odore di marcio. Il sole scottava la schiena e le gocce di sudore, che scendevano dal viso, si mischiavano all’acqua della risaia. “
(tratto da “Il profumo della mia terra” di Savino Rabotti Edizioni Il fiorino)

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spero questo post dal sapore un po’ glocal e  tanto “mio” abbia incontrato il vostro gusto:-)

Daniela

p.s. le immagini di questo post sono state prese da pinterest e dal sito di Ferron

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22 thoughts on “torta di riso di Mamma Ada

  1. Sarà che sono veronese, ma nonostante io sia golosissima, il dolce che più in assoluto adoro è il risino, la torta di riso, qualsiasi cosa le assomigli!
    E Ferron è per me sinonimo di un buonissimo risotto. Mi annoto la tua ricetta 😉

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  2. Non conoscevo proprio la torta di riso! Che buona deve essere!!! Io ho assaggiato un dolcetto toscano che deve essere simile al risino, anche quello appunto fatto col riso immagino quindi quanto deve essere buona la torta…

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  3. Che storia affascinante e dura quella delle mondine. Donne di ferro e spina dorsale di un tipo di economia che non le riteneva nemmeno umane.

    Quando vengo a Verona, voglio provare assolutamente il vostro dolce di riso. Il ristorante dista molto dalla città? Mi piacerebbe cenarvi. 💛

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