good vision

MUSTACHE, L’arte di salvarsi la pelle

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Il teatro è un tempio dove non entra mai il sole. Si lavora sempre con poca luce, nel silenzio più assoluto; il testo va rispettato nelle sue virgole, va approfondito, perché tutto è nella parola.
(Marcello Mastroianni)

Fuori, una serata freddissima; il ghiaccio si stava formando sulla strada e sulla superficie di ogni cosa. Il brusio degli spettatori dispersi in  una fila disordinata alla biglietteria .E poi finalmente in sala; prendere posto sulla poltroncina rosa cipria in platea attendendo che si apri il sipario…e subitamente  la magia prende forma. Dimenticare la quotidianità e suoi affanni e per circa  due ore vivere come in sogno un’altra vita; la storia che i bravi attori metteranno in scena.

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Eccomi qui a raccontarvi come ho trascorso il mio sabato sera. Ero al teatro di Nogara (Paese in provincia della mia Verona)

per assistere allo spettacolo Mustache, della compagnia dell’Arca. Quindi ero già certa che mi sarei divertita molto perché ogni commedia della compagnia dell’Arca, è un successo garantito!Molte sono le altre rappresentazioni teatrali che ho visto di loro (tra cui l’Amleto, Finchè morte non vi separi…) e  tutte le ho trovate esilaranti e geniali .

Mustache, l’arte di salvarsi la pelle, come si evince dalla locandina, è liberamente ispirato al film TO BE OR NOT TO BE  di Mel Brooks.

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pescata dalla loro pagina fb

Trama: 1939, siamo agli albori della seconda Guerra Mondiale.  Silenzio in sala; solo  il rumore delle tazzine prese in mano e riposte sul tavolino, accompagnato dal suono del pianoforte.Tutto concentrato sull’espressività e la gestualità degli attori. Poi   uno sketch  del fuhrer  (ispirata al film di Charlie Chaplin il Grande Dittatore) che armeggia con una palla  a forma di mappamondo. Sono scenetta di mimo, in perfetto stile muto. Questi e altri gli spettacoli che una compagnia di attori  capitanata dall ‘egocentrico Frederik Bronski mette in scena al Teatro di Varsavia mentre Hitler minaccia di invadere la Polonia.

 

 

 

Ma è durante il lungo monologo dell Amleto , dalle sospirate domande : “TO BE OR NOT TO BE”, recitato con zelante orgoglio da Frederik Bronski, che la moglie Anna approfitta dell’assenza del marito per amoreggiare in camerino con Andrei Sobinski l’ufficiale che tutte le sere è lì solo per lei. Mentre Sobinski  è a Londra fa la sua comparsa uno strano   professore  Siletski che si rivelerà una spia  che collabora con la gestapo.  E quando  il regime nazista dichiarerà la chiusura del teatro e gli attori,costretti a vivere in una topaia piccolissima, animati  dal forte desiderio di libertà e legati anche da una forte amicizia, prenderanno parte ad un ‘improvviso e  rischioso complotto anti nazista fatto di travestimenti e  improbabili scambi di persona. E tra liste di indiziati da strappare alla gestapo,  interrogatori fittizi al comando di polizia, e sullo sfondo un flirt  clandestino scoperto e alla fine perdonato, l’arte davvero salverà la pelle agli sventurati protagonisti del teatro, dal terrore nazista. L’arte tradotta come ingegno e spirito di collaborazione degli attori quindi diventa l’unico mezzo per conquistare la libertà e la vita.

La regia è curata magistralmente dal grande Valerio Bufacchi che è anche attore principale e assieme a tutto il cast (giovane e motivato) regala al pubblico uno spettacolo di qualità dove un argomento così complicato e triste è letto in chiave comica e arricchito da canti, balletti e coinvolgimento diretto con il pubblico, chiamato a partecipare attivamente con  una piccola incursione sul palco.

Ho apprezzato Il sapiente gioco dei  misunderstanding  che funziona sempre a teatro. Apprezzabili anche  la cura e l ‘attenzione con le quali alcuni dettagli sono stati proposti:

  • I lunghi baffi del professore si contrappongono a quelli corti e severi di Hitler
  • La tipica svastica del regime nazista è stata sostituita da una semplice e intelligente “ x “

Vi lascio il link del loro sito nel caso voleste approfondire l’argomento:

https://www.facebook.com/mustache.compagniadellarca/

E ci tengo ad aprire una piccola parentesi sulla bellezza e l’importanza del teatro che rimane ancora un po’ troppo in ombra. Non abbastanza valorizzato e apprezzato.

Molti sono i piccoli teatri di provincia,  spesso dal sapore un po’ retrò, che ospitano esibizioni  che si rivelano  veri e propri capolavori dell’arte messe in scena da  compagnie più o meno  amatoriali che spesso  magari autofinanziano  parti dei loro progetti e lo fanno per pura passione   allestendo  tragedie o  commedie che siano sempre  brillanti, intuitive, acute,  capaci di far passare due ore piacevolissime e dal  notevole valore culturale.

quindi amici,

andate a teatro!!!!

Cala il sipario e io vi aspetto  …

Al prossimo post

Daniela

 

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